salute e benessere spiritualità zona etica comodita' rinuncia

don_chisciotte don_chisciotte 17 aprile 2014 — Vorrei condividere con Voi di Contiamoci questa sensazione che sto provando ultimamente. Forse qualcuno avra' notato che molte delle mie buone pratiche hanno come oggetto "La Rinuncia" di qualche cosa. Ebbene non avrei mai pensato che questo atteggiamento nei confronti della vita potesse portare dei benefici al punto tale di provare un piacere immenso nel momento in cui riesco a fare a meno (o se non altro a limitare) una comodita'.

Se inizialmente cio' puo' sembrare legato esclusivamente ad una finalita' economica (cioe' risparmio, e parzialmente il motivo era anche questo visto che in effetti tempo fa avevo anche inserito due Buone Pratiche dal titolo "Riduzione generale del 50% delle spese" e "Piccole rinunce per grandi risparmi", peraltro a mio avviso valide ancora oggi) vi assicuro che questo aspetto successivamente passa in secondo piano rispetto alla soddisfazione intesa come "piacere della rinuncia".

Qualche esempio pratico: relativamente alla sensazione "caldo/freddo" si va dalla doccia con l'acqua che scorre solo quando ci si deve sciacquare (e non ininterrotamente anche quando ci si insapona) con l'utilizzo di acqua tiepida e non caldissima, allo spegnimento dell'aria condizionata in auto (che prima si accendeva subito al primo caldo) fino all'utilizzo minimo del riscaldamento in casa.

Alla fine ho capito che non e' una necessita' economica ma ho riscontrato l'esigenza personale di provare quelle semplici sensazioni andate perse col tempo e cioe', nient'altro che...avere freddo o avere caldo...Quindi adesso invece di preoccuparmi di combattere il freddo o il caldo cerco di conviverci il piu' possibile perche' questo significa...vivere piu' in simbiosi con l'ambiente. Lo stesso dicasi per l'argomento "giorno/notte" lasciando alla luce del giorno lo svolgimento di certe attivita' (magari svegliandosi un pochino prima al mattino) invece che alla sera (quando si necessiterebbe dell'illuminazione). Un ultimo esempio, tra i tantissimi che potrei ancora fare: ho rinunciato alla comodita' della scopa elettrica per quella classica, riscoprendo cosi il silenzio dell'attivita' che mi permette nel contempo di parlare con qualcuno o di ascoltare musica, oltre che ridurre l'impatto ambientale. Con questi semplici e "variegati" esempi credo di aver reso l'idea. Questa Buona Pratica ha quindi la finalita' di valorizzare l'atto della "Rinuncia alla comodita'" in quanto tale, evidenziando come questo possa produrre inaspettatamente vero e proprio benessere personale. Dopodiche' chi e' interessato puo' certamente cominciare da dove lo ritiene piu' opportuno. So bene che gli slogan che imperano nella nostra societa' invitano all'esatto contrario (recitano: "puoi fare questo o quello, risparmiando, ma senza rinunciare alla comodita'!") definendo la comodita' come indispensabile per il nostro buon vivere, fermo restando pero' che molte comodita' sono solo apparenti e poi magari successivamente creano solo... scomodita' (pensate per esempio alle funzioni superflue di telefoni cellulari, autovetture etc spacciate per comodita' ma spesso mai utilizzate - se non per vantarsene con gli amici - ma che nel momento in cui dovessero guastarsi potrebbero essere fonte di disagio personale o addirittura pregiudicare il funzionamento del resto dell'apparato con una conseguente spesa per ripararlo).

In generale e' un atteggiamento prettamente culturale mentre il mio suggerimento rappresenta decisamente un inversione di tendenza in questo senso ma che puo' darci benefici inimmaginabili . Una specie di decluttering delle comodita' (dopo quello in senso stretto degli oggetti e quello dei pensieri gia' apparsi su Contiamoci). Non sono ne' un asceta ne' un guru ne' un sacerdote ma una persona normalissima (...credo) e la strada delle rinunce e' ancora lunga (anzi lunghissima) anche per me. Ma, provando queste reali e piacevoli sensazioni a livello emotivo nel momento della rinuncia alle comodita', ho pensato che ci possa essere qualcun altro con questa sensibilita' che magari non l'ha ancora scoperta e messa in pratica ed ora e' forse giunto il momento di cominciare!

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Lavorando nel settore del turismo ogni tanto mi capita di assistere alle esternazioni di entusiasmo (...alle stelle!) da parte di clienti che hanno usufruito di servizi di categoria superiore (e quindi di maggiore comodità) rispetto a quelli originariamente prenotati. Ciò avviene principalmente con le compagnie aeree ed hotels quando si verifica l'overbooking (letteralmente sovraprenotazione) a causa del quale vengono offerte ai clienti soluzioni di trasporto/soggiorno più costose, senza supplementi, pur di onorare la prenotazione e non incorrere in problematiche legali per i fornitori di servizi. Accade quindi, per esempio, che al viaggiatore che ha prenotato un volo aereo in classe economica capiti di viaggiare in business class (molto più comoda) o che la camera dell'hotel che gli viene assegnata non sia una normalissima "standard" ma una suite, molto più spaziosa e con servizi e comodità aggiuntive inclusi. Generalmente a causa di ciò l'entusiasmo di queste persone "fortunate" sale alle stelle, come dicevo prima, al punto che questo fatto diventa l'aspetto migliore del viaggio.‎ Sembra cioè che l'aver avuto la possibilità, seppur per un breve periodo, di accedere a servizi di classe superiore (che generalmente utilizzano solo i benestanti o...i cosiddetti VIP‎) generi nel cliente di classe/cultura media una speciale euforia. Evidentemente questa è la conferma che abitualmente si viva con una sorta di infelicità ‎di fondo, per non potersi permettere di accedere a dei servizi di lusso (cioe' si guarda sempre a chi sta meglio e non ci si sente mai bene con se stessi, invece di godersi quello che si ha). Di conseguenza, potersi sentire per un momento come i "VIP" ci rende decisamente appagati. Certamente ciò avviene anche perché i mezzi di comunicazione di massa tendono ad enfatizzare questi aspetto del viaggiare lussuosamente che però poi in realtà poche persone possono mettere in pratica. Basti guardare una trasmissione televisiva sui canali Mediaset dal titolo Donna Avventura che, oltre alle belle ragazze protagoniste, abitualmente mostra immagini di hotels di lusso con mega piscine, centri benessere, jet privati, yachts, negozi costosissimi e chi più ne ha più ne metta, ma della popolazioni locali e dei loro stili e condizioni di vita non se ne parla proprio...‎ Troppa comodità fa male anche agli occhi!

don_chisciotte
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Chiedo scusa se ritorno ancora su questo argomento che mi sta molto a cuore (chi mi conosce un po' sa che sono un tormentone...) ma oramai sono convinto al 100% di un concetto e vorrei esprimerlo defnitivamente. ‎Negli ultimi giorni la calura estiva nella mia zona si è abbassata notevolmente, sono state delle belle giornate particolarmente fresche, cioe' vivibili e non afose. Nonostante ciò la maggior parte degli automobilisti viaggiava con finestrini chiusi e aria condizionata in funzione. Io che viaggiavo con i finestrini aperti e aria condizionata spenta posso confermare che si stava veramente bene. Temperatura calda ma per niente umido, insomma un clima piacevolissimo e sopportabilissimo (anzi, magari l'estate fosse sempre così dal punto di vista climatico). Questa mattina presto, parcheggiato a fianco a me all'ombra sotto un albero, un furgone sostava col motore accesso. Dopo aver chiesto al conducente di spegenere il motore lui mi ha risposto:"eh ma come si fa con questo caldo!". Solo che...non faceva assolutamente caldo!!! Quindi la conclusione defnitiva e' questa: NOI ABBIAMO CALDO, LO SOFFRIAMO E CI LAMENTIAMO SEMPLICEMENTE PERCHE' CI SIAMO‎ DISABITUATI AL CALDO E FACCIAMO DI TUTTO PER COMBATTERLO (la stessa cosa vale, d'inverno, per il freddo).  Facendo ciò, il nostro fisico si indebolisce e non ha più le capacità di sopportazione di certe temperature (caldo/freddo) che aveva un tempo. Salvo casi particolari di afa pesante e relativi a persone (prevalentemente anziane) che soffrono di particolari patalogie, non ci sono altre motivazioni che possano giustificare questi comportamenti (comodisti) dell'essere umano occidentale. Pertanto invito tutti a ritornare alle condizioni fisiche che avevamo quando l'aria condizionata non esisteva. Fate questo sforzo, all'inizio ovviamente soffrirete un po' ma poi vi renderete conto dei vantaggi fisici che ne trarrete (oltre a non maltrattare l'ambiente). Viviamo quindi in simbiosi con l'ambiente il più possibile, accettandone anche le condizioni climatiche, (ri)abituando il nostro fisico a sopportarle.‎ Grazie a tutti per l'attenzione. Ciao!‎

don_chisciotte
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"Solo chi sa di avere abbastanza e' davvero ricco". (Tao Te Ching)

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Diciamo la verità, nonostante viviamo nella società dell'immagine la società stessa non invita al dinamismo. Oltre alla sovralimentazione, molte comodità sono studiate appositamente per limitare i nostri sforzi fisici: usiamo l'ascensore, le scale mobili, i tapis roulant‎, il carrello per la spesa, l'auto e lo scooter etc etc meno fatica facciamo e più siamo contenti. Dopodiché, dopo un po' di anni di questa vita comodista e di eccessi alimentari ci ritroviamo ad essere dei pappamolle. Così corriamo ai ripari iscrivendoci in palestra perché, secondo la società dell'immagine,  bisogna essere snelli. Quindi andiamo in palestra ma, non modifichiamo le nostre abitudini comodiste perché continuiamo ad usare l'ascensore, le scale mobili, i tapis roulant, il carrello per la spesa, l'auto e lo scooter anche quando non servirebbero (basterebbero le gambe in molti casi). La nostra vita e' un controsenso, vogliamo godere di tutte le comodità (che ci rendono dei pappamolle) ma poi andiamo in palestra. Questa premessa l'ho fatta perché mi sono reso conto che, se volessimo, tutti noi potremmo svolgere più attività fisica quotidiana modificando le nostre abitudini comodiste e trarne dei benefici a livello di salute. Su Contiamoci esistono già delle Buone Pratiche in questo senso che consigliano di salire/scendere le scale a piedi, camminare più possibile, andare in bicicletta (e non prendere i mezzi di locomozione sempre, anche quando le distanze sarebbero facilmente percorribili a piedi o in bicicletta)‎. Ognuno di noi certamente ha delle situazioni personali che, modificandole, possono apportare benefici al nostro fisico. Per esempio c'e' chi è abituato a parcheggiare l'auto anche in zone poco sicure o sui marciapiedi pur di averla il più vicino a casa propria ed invece potrebbe cominciare a parcheggiarla correttamente, anche se un po' piu' lontana da casa, ma almeno si fara' qualche passo in più. Io, per fare un altro esempio, non uso più il carrello della spesa: siccome faccio una spesa abbastanza limitata me la cavo con due sacchetti ma me li porto in giro per il supermercato mano a mano che si riempiono e poi, quando arrivo a casa, faccio tre piani con i sacchetti in mano. Fatica? Un po', ma poi ci si fa l'abitudine e fa solo bene alla salute. Come ho avuto modo di commentare poco tempo fa nella Buona Pratica "Limitiamo l'uso del telefono cellulare", anche questa comodità dello smartphone limita la nostra attività fisica. Perché, se abbiamo dei momenti "morti" durante la giornata, anziché approfittarne per fare una passeggiata, ci mettiamo a "smanettare" sul telefono‎ stando seduti (a dire la verità ormai sul telefono si smanetta costantemente, non solo nei momenti "morti").   ‎ Il senso di tutto ciò è che preferisco fare fatica durante le mie varie attività giornaliere piuttosto che sfruttare tutte le comodità per non fare fatica ed iscrivermi in palestra (e pagare) per fare fatica senza alcuna finalità (perché non devo svolgere alcun compito specifico, solo fare esercizi fini a se stessi). Io sono convinto che se ognuno di noi ci pensa bene può migliorare tantissimo la propria attività fisica quotidiana se rinuncia a determinate comodità (e di conseguenza potremo rinunciare anche alla palestra). E' bello praticare uno sport, ma si deve fare lo sport che si ama, quello a cui siamo legati per passione e che ci fa sfogare e liberare la mente. La palestra, se frequentata solo con l'obiettivo di modellare il corpo, che si è rammollito perché facciamo una vita troppo sedentaria e' una soluzione un po' triste. Qui allargo la tematica del discorso e commento anche che, le persone che vanno a correre per stare in forma, ma che usano cellulari, marchingegni elettronici, cardiofrequenzimetri etc etc credono di avere delle comodità tecnologiche che migliorano le proprie performance ma...non stanno correndo con il cuore. Si fanno tenere sotto controllo da un dispositivo elettronico invece di usare il cervello per dosare il proprio sforzo. Perché fare sport significa anche conoscere se stessi, capire i propri limiti e rallentare, capire il momento giusto in cui ci si sente più performanti ed accelerare. Tutti questi dispositivi elettronici usati da molti corridori non servono a nulla se si sa usare il cervello e se si conosce il proprio fisico. Servono solo a chi li vende. ‎

gretagolia_granitas
gretagolia_granitas

Grazie don, è una riflessione così semplice eppure per niente scontata. Cercherò di fare più caso ai momenti in cui fare uno sforzo può essere letto invece come fare sport!

don_chisciotte
don_chisciotte

Grazie a te Granitas! Hai colto esattamente il senso della mia riflessione. Se vogliamo possiamo fare sport tutti i giorni, le occasioni non mancano. Ciao!

don_chisciotte
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Nel mio commento sopra avevo dimenticato di aggiungere che certamente queste comodità (ascensore, scale mobili, carrello della spesa etc) ci saranno utili quando saremo anziani ma...non diventiamolo prima del tempo!!! Ciao.‎

don_chisciotte
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Tra l'altro le scale mobili, se non abbiamo nessuno di fronte ad ostacolarci, le possiamo salire comunque...e si arriva prima!

don_chisciotte
don_chisciotte

Leggo e riporto con piacere anche se non conosco questo artista. Quindi non commento la qualità della sua musica ma certamente promuovo il messaggio che vuole trasmettere.

Nel 2015 è uscito l’ultimo album di Michele Maraglino ossia “Canzoni contro la comodità”. Michele Maraglino è un musicista di Taranto e in questo album parla contro le comodità offerte dalla società contemporanea, società del benessere, società del consumo sfrenato. “Canzoni Contro la Comodità” è stato pubblicato con La Fame Dischi di Perugia.

Per leggere tutto l’articolo cliccate qui systemfailureb.altervista.org

Per ascoltare il brano Canzone d'amore contro il consumismo cliccate qui m.youtube.com

don_chisciotte
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"Un uomo e' tanto piu' ricco in proporzione alle cose di cui puo' fare a meno" (Henry David Thoreau)

don_chisciotte
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Ieri sono stato al Luna Park. Cio' che anche per me da bambino rappresentava una fonte inesauribile di divertimenti inusuali (e probabilmente ancora oggi e' cosi agli occhi dei bimbi e ragazzi) si e' trasformato, di fronte alla mia sensibilita' di adulto ecologista, in un concentrato di spreco di energia con finalita' discutibili. Cosi' ho pensato a quando, sempre da bambino, mi divertivo con gli amici a giocare a bilie, a bocce, a palla, a carte, a campanone, a elastico, alle belle statuine, a nascondino, a costruire capanne nei campi, ad arrampicarmi sugli alberi, a correre e saltare ovunque con la mia biciletta, etc Pertanto ho avuto la certezza che anche il divertimento e' relativo all'ambiente in cui si vive, che ci si puo' divertire anche con poco. Ma quando poi si vede il "di piu'" allora quel divertimento semplice di un tempo non ci appaga piu' come prima, perche' abbiamo visto qualcosa di piu' bello ed attraente. E questo certamente puo' essere un fatto naturale. E comunque e' anche vero che non e' detto che un bimbo che va al Luna Park poi non si diverta piu' come prima nei suoi giochi semplici. Ma il Luna Park, con le sue luci e rumori, ricco di attrattive alternative e frequentato da centinaia di persone, rappresenta una vera e propria calamita un po' per tutti. Le mamme e i papa' trovano "comodo" far provare ai propri figli l'emozione di un giro su un cavallino, una barchetta o su una automobilina, rigorosamente finte, che eseguono giri regolari che in natura non esistono. E i ragazzi piu' grandi si emozionano a provare sensazioni piu' forti sulle giostre piu' "pericolose" non potendo provare la vera emozione di pilotare un aereo, lanciarsi col paracadute, arrampicarsi su una roccia, etc Tralasciamo in questo caso le "specialita'" alimentari dolciarie del Luna Park, che sono quanto di peggio si possa offrire al nostro organismo. In un certo senso il Luna Park rappresenta una comodita', perche' consente, in maniera facile di accedere a delle emozioni che difficilmente proveremmo nella realta' (anche se non possono essere paragonate a quelle reali, essendone dei surrogati, dall'intesita' calibrata e ripetitiva, dove "l'imprevisto non e' previsto"). Il mio pensiero non rappresenta pessimismo o negativismo, ne' e' volonta' di criticare tutto a tutti i costi. La mia riflessione deriva probabilmente dal rifiuto di ogni tipo di divertimento legato al consumismo anche se mi rendo conto come cio' sia impossibile, vivendo nella nostra societa'. Perche' il Luna Park e' davvero il simbolo del consumismo relativamente al "settore divertimenti". Ma il mio vuole essere anche un modo diverso di analizzare cio' che ci circonda. Cioe', come sempre, di vedere le cose sotto un'altra ottica rispetto a quanto siamo abituati a fare. Perche' non e' detto che l'abitudine sia la cosa giusta. Quindi non sto dicendo "abbasso il Luna Park" ma forse piuttosto "evviva i giochi semplici" e quindi "andiamo anche al Luna Park, ma non dimentichiamoci del sano divertimento". E cosi', rientrando a casa dal Luna Park, passando nel centro di un paesino vicino a a casa mia, ho notato tre bambini che giocavano da soli nella Piazza. Non c'erano i loro genitori vicino, non c'erano luci abbaglianti e rumori assordanti, ma si stavando divertendo, a modo loro, ed erano felici, anche senza Luna Park. Perche' tutto e' relativo, appunto. Probabilmente al Luna Park mi capitera' di andarci ancora, ma con la consapevolezza di cio' che rappresenta veramente per i miei occhi e per la mia mente. E la decrescita felice passa anche attraverso questo tipo di riflessioni.

don_chisciotte
don_chisciotte

E per quanto riguarda i divertimenti per i bimbi (vedi commento sopra), passi per il Luna Park una o due volte all'anno ma vi prego, l'euro per le giostrine a pagamento che si trovano, generalmente nei centri commerciali, non buttatelo. Piuttosto comperate qualcosa da mangiare per il vostro bimbo e, se nessuno vi dice niente, al massimo fatelo soltanto sedere per un po' e senza oscillazioni, tanto lui viaggera' lo stesso con la fantasia...

don_chisciotte
don_chisciotte

A tutti coloro che hanno partecipato a questa buona pratica (ed a coloro che parteciperanno) consiglio la lettura del filosofo greco Epicuro. Sono pochi i suoi scritti ritrovati e di semplice comprensione per tutti: Lettera a Meneceo / Massime / Sentenze Vaticane / Frammenti. Spesso, per la brevita' di ognuno dei testi sopracitati, vengono raccolti assieme in un unico libretto a cui viene dato il titolo "La felicita'" (il motivo credo sia di carattere commerciale perche' la parola "felicita'" di solito fa vendere bene, pero' e' in realta' di questo che si parla, attraverso dei "consigli" per poterla raggiungere in maniera semplice). Secondo me e' un vero e proprio trattato sulla decrescita felice scritto circa 300 anni prima di Cristo ed utilissimo per imparare a "bastare a se stessi".

irene70 - disiscritto
irene70 - disiscritto

..."in fondo ciò che veramante serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile." (cit. )... hai proprio ragione: Epicuro aveva capito quasi tutto :D !

don_chisciotte
don_chisciotte

Un buon esercizio da mettere in pratica e', quando ci accorgiamo che una di queste comodita' sta terminando (tanto per fare un esempio profumi, shampoo particolari, qualcosa di sfizioso da mangiare che pero' e' diventato di consumo abituale, etc) e' quello di - invece di far scattare subito la molla del "mi manca X e devo andare subito a ricomprarlo" - chiedersi "vediamo quanto tempo resisto se ne faccio a meno". iniziando cosi la disintossicazione dal superfluo altresi da me chiamata decluttering delle comodita' (sempre superflue...)

luna
luna

Qualche anno fa ho cominciato a farmi una domanda, tutte le volte che pensavo di comprare qualcosa, qualunque tipo di cosa fosse; domanda semplicissima ma fondamentale "ma questa cosa mi serve veramente?". Da allora ho diminuito decisamente gli acquisti, senza contare che spesso mi capita che se ho bisogno di qualcosa, magicamente qualche amico/conoscente ce l'ha e non lo usa, o ha deciso di disfarsene. Buffo, ma nemmeno tanto... Oggi la domanda non me la faccio nemmeno più, l’elenco delle cose che mi servono si è decisamente assottigliato, e per magia la qualità della mia vita è migliorata!

irene70 - disiscritto
irene70 - disiscritto

anch'io faccio la stessa identica cosa! ...e ho anche gli stessi buffi, magici ritrovamenti :-)

irene70 - disiscritto
irene70 - disiscritto

L'idea del decluttering delle comodità è proprio bellissima, soprattutto se pensiamo che molte delle comodità "moderne" non sono nient'altro che bisogni indotti. Inoltre questo è un argomento molto dibattuto, ora che semplicità volontaria, downshifting, decrescita sono "fenomeni" molto studiati e moltissimi stanno proprio testimoniando quello che dici tu: da una rinuncia nata soprattutto per una necessità o per un principio etico è nato il piacere di uno stile di vita ...irrinunciabile. Condivido pienamente! :)

luna
luna

Qualcuno lo definirebbe "vivere in semplicità", oggi. :-) Bello

valentinasantoro
valentinasantoro

Che meraviglia leggere queste parole. Mi conforta sapere che ci sono sempre più persone che risvegliano nel loro animo una sorta di richiamo alla terra. Un risveglio così prezioso, per tutti, oltre che per il nostro benessere individuale. Un abbraccio calmo come la terra

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