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sistrall sistrall 29 gennaio 2016 — Io insisto sempre a dire che si può vivere in modo più sostenibile solo se si cambiano abitudini. E l’abitudine a vivere ognuno nel proprio spazio indipendente (e spesso isolato) è una di quelle su cui possiamo lavorare.

Esistono diverse alternative e una è il co-housing: in una casa spesso piuttosto grande si ricavano spazi privati e intimi e zone comuni, dichiaratamente fatte apposta per la crescita—anche spirituale ma non solo—degli abitanti del luogo. Ci sono parecchi esempi e scommetto che ce ne saranno sempre di più. Venerdì scorso sono stato alla presentazione di un nuovo progetto di co-housing torinese, promosso da Coabitare, associazione specializzata in queste tematiche.

Io sono molto incuriosito dai nuovi modi di abitare. E anche, in fondo, mi auguro che il modo di vivere attuale, spesso fatto di alveari urbani caratterizzati da scarsità di relazioni vere, venga meno di fronte alle alternative.

E voi che ne pensate? Scambiereste l’appartamento in cui vivete con uno in co-housing? Oppure vi conoscete tutti e il vostro palazzo è già un co-housing senza saperlo?

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Commenti

germana
germana

Io ho vissuto al Collegio Universitario Reato Einaudi di Torino e vi garantisco che è stata una scuola di vita, in cui ho imparato a vivere rispettando le esigenze degli altri e a condividere tutto. Non parlo solo di spazi ovviamente, ma anche e soprattutto di emozioni, sentimenti, paure, gioie; ho imparato a mettere da parte me stessa quando qualcun altro aveva bisogno di me e a ridimensionare i miei problemi grazie al confronto con gli altri. Tutti sulla stessa barca, sulla quale io aiuto te e tu aiuti me.

valeriafranco
valeriafranco

E' qualche tempo che mi sto interessando anch'io al co-housing. Il mio sogno sarebbe di costruirne uno in un futuro. A chi interessa segnalo un libro sull'argomento: Ecovillaggi e Co-housing di Francesca Guidotti, un'enciclopedia su tutti quelli esistenti attualmente in Italia e anche alcuni nel mondo. La cosa interessante è vedere quante varianti esistano, ogni realtà rispecchia le idee e le esigenze di chi ci abita, non c'è una regola precisa. Penso che il co-housing sia perfetto per condividere le risorse ed il tempo, risolvendo un sacco di problemi della nostra società. Magari una persona può occuparsi di bambini o anziani mentre gli altri lavorano, magari anche stipendiata dagli altri. Si potrebbero fare acquisti costosi in comune e metterli a disposizione di tutti, come robot da cucina, macchine da cucire o attrezzi da lavoro, o tutte quelle cose che uno non userebbe per sè ogni giorno. E tutto nel rispetto della privacy di ciascuno, in quanto quando si chiude la porta si è a casa propria, con i propri spazi.

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