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salute e benessere zona etica libertà non consumismo pubblicità sguardo critico verso la pubblicità

irene70 irene70 08 novembre 2018 — Anche a chi non ha o non guarda la televisione o a chi, sfogliando i giornali, gira pagina senza nemmeno dare un’occhiata alla pubblicità, capita ogni tanto di averci a che fare: che sia uno spot in televisione o al cinema, che sia la pubblicità nei quotidiani, nelle riviste (o alla radio) o sui manifesti per le strade, i “consigli per gli acquisti” entrano nella nostra testa anche senza che ce ne accorgiamo (del resto li studiano apposta perché avvenga questo) e potrebbero anche "disturbare". Quindi, coscientemente ma con divertimento (proprio come fosse un gioco attivo, e mai passivo), si potrebbe ogni tanto (da soli o in compagnia) sbugiardare e trovare tutte le assurdità che queste pubblicità continuano a propinarci, siano esse di cibo, auto, profumi, detersivi… qualsiasi cosa. Questo ci terrà allenati (e sarà un ottimo esercizio educativo soprattutto con i bambini) a porci sempre la domanda: siamo davvero come i pubblicitari ci fanno apparire? bisogna per forza avere quel tipo di auto, minestrone, rossetto, crema, orologio,…? devo per forza comprare un nuovo… ? (certo che no!).

Insomma, contro le strategie di marketing sviluppiamo la strategia del “Con me non attacca(non sempre e non del tutto, almeno)!

Propongo sopra (sempre se ci riesco) e nei commenti tre foto di pagine tratte dal libro “Che mondo sarebbe – Pubblicità del cibo e modelli sociali” di Cinzia Scaffidi, Slow Food Editore, 2018, che è stato la sorgente di questa pratica.

Commenti

irene70
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Sto leggendo “26.900”, di Frédéric Beigbeder (del 2000), che è sì un romanzo ma anche una descrizione fatta “dall’interno” del mondo della pubblicità, scritto proprio da chi la pubblicità la faceva (il protagonista del romanzo è un pubblicitario che, nauseato dal mondo per cui lavora, scrive un libro/verità per farsi licenziare, ma l'autore faceva lui stesso il pubblicitario: dopo aver scritto questo libro fu effettivamente licenziato); questo è l’incipit: “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta, ritoccata in Photoshop. Immagini leccate, musiche nel vento. Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma. La vostra sofferenza dopa il commercio“ (…sarà pure un romanzo ma non va molto distante dalla realtà!).

irene70
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Due pagine del libro citato (che consiglio):

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